Doversi le cose divine, quando pure si scrivano, sotto enigmatici velamenti e poetica dissimulazione coprire. Questa raccomandazione che Giovanni Pico della Mirandola scrive nel suo Commento alla Canzone d'amore del Benivieni sembra essere stata totalmente condivisa da Josquin Desprez: assai spesso infatti il grande maestro piccardo ha inserito nelle sua opere elementi di carattere simbolico, (numerici, letterali e strutturali), così che tanta parte della sua musica sacra ci si manifesta tuttora impregnata di un carattere esoterico che, se era comune nelle altre forma artistiche coeve -in primis nella pittura-, molto raramente appariva invece nella musica dei suoi contemporanei.
Musica Symbolica percorre alcune delle grandi composizioni josquiniane permeate da questo spirito di "coprente dissimulazione delle cose divine". Tra esse la Missa Gaudeamus vera e propria cattedrale simbolica, costruita con criteri strutturali basati su raffinatissime simbologie numerico-teologiche, Ut Phœbi radiis, vertiginoso gioco enigmatico in cui elementi gematrico-testuali nascondono l'indirizzo cavalleresco del mottetto e il commovente mottetto "firmato" Illibata Dei virgo nutrix, vero e proprio autoritratto musicale del maestro.

