Intorno alla metà del Cinquecento, Cipriano de Rore fu la figura nella quale trovò compimento il lungo percorso di reciproca assimilazione del linguaggio contrappuntistico fiammingo con la sensibilità armonica italiana. Autore di musica sacra e di madrigali, egli ebbe sempre di fronte la lezione dei maestri che lo avevano preceduto, estendendone però i significati in un linguaggio che lasciava presagire le successive evoluzioni della musica del periodo barocco. La Missa Præter rerum seriem a sette voci, è un doppio omaggio a Josquin, autore del mottetto che Rore rielabora e sviluppa in forma di Ordinarium e al duca Ercole II d'Este che viene celebrato nel tenor, come a sua volta fece Josquin con Ercole I. Al servizio di Cipriano presso la corte ferrarese sono riconducibili anche i mottetti presentati, tra i quali spiccano l'astratto cromatismo di Calami sonum ferentes per quattro voci di basso e il drammatico Infelix ego, su testo del ferrarese Girolamo Savonarola.

